The boat

Ovni 32

[To be translated] At last

fsm

My first boat, as a kid, was a Flying Junior: moving freely from beach to beach, with old or new, crazy or wise friends made me love sailing forever. Negli ultimi anni ho ripreso a navigare molto intensamente, stavolta "da grande", con barche "vere", gestendole, collaborando a viaggi altrui, facendo conoscere la vela a chi ne aveva una vaga idea, trasferendo barche verso i loro nuovi proprietari, ed altro.
Lo sbocco naturale è quello di avere il pieno controllo di una barca. Un passo difficile, che ho ponderato per anni, perché all'aumento di libertà che deriva dal possesso corrisponde una serie di obblighi, preoccupazioni ed impegni che simmetricamente la limitano.
Questo periodo di sospensione del tempo normale in una bolla di quasi reclusione, mesi in cui viaggiare è stato impossibile, in cui ci siamo trovati costretti a soggiacere a regole poco condivisibili, ha dato una svolta a questa empasse, spingendomi a centrare i pensieri sulla ricerca della massima libertà possibile.
In pratica, ho iniziato a cercare, a volere, a sentire come davvero mia una barca piccola, magari non nuova: un budget limitato riduce impegni, obblighi e dipendenze. Dimensioni minori rendono più facili la gestione e le riparazioni. Con questa nuova direzione, navigare fra le centinaia di annunci è divenuto più facile, e dopo qualche settimana è emersa quella che credo sia la barca che corrisponde meglio alla mia idea di navigazione e di libertà: la Ovni 32. Una barca semplice, spartana, robusta, mitica fra i navigatori estremi e gli esploratori, con due caratteristiche fondamentali: la costruzione totalmente in alluminio, che la rende solida e resistente, adatta a navigare a lungo anche in condizioni difficili; ma soprattutto la deriva mobile, che gli consente di arrivare in fondali inconsueti e bassissimi, entrare in porticcioli secondari impossibili per le altre vele. Per me, la vera chiave per essere e navigare libero. Navigare non significa per me soltanto viaggiare per mare, studiando le onde ed il vento, ma anche esplorare luoghi, entrare a contatto con chi ci vive, dalla loro parte. Potrò arrivare dal mare ed attraccare in qualche porticciolo di pescatori, oppure semplicemente adagiarmi nei pressi della riva, senza imporre una presenza ingombrante che una barca può significare, ma lasciandomi accogliere.
Allo stesso modo, nel poco (spero!) tempo in cui non navigherò, potrò tenerla vicina, proprio in ragione delle sue dimensioni adatte anche a stare ormeggiata nell'Arno, a pochi minuti da casa mia, in modo più semplice.
Come è ovvio, una barca così significa pensare poco alle comodità, limitare consumi ed impatti. Che è come mi piace vivere.

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FSM

Trovata su un sito di annunci generici, molto popolare in Francia. Mi è parsa una barca sana, con un proprietario corretto, e spero di averci visto giusto. Comprata "al buio", perché il virus mi ha impedito di fare la visita di rito, e magari la perizia. D'altronde non è un modello comune (ne sono state costruite 100), si trova raramente sul mercato, e di solito viene venduta rapidamente. Non potevo quindi farmela scappare, e mi sono preso questo rischio. Mi è piaciuto il timone a barra (in molti esemplari c'è invece quello a ruota, più ingombrante e complesso, e che mi fa sentire meno il mare). Non so molto della sua storia, cercherò di informarmi. Il proprietario attuale l'ha comprata alle Antille, dov'era rimasta qualche anno a secco in seguito alla morte del suo proprietario, che l'aveva portata lì. È immatricolata a La Rochelle, luogo mitico per la vela, ed era nel porto di Cap d'Agde, mitico per motivi differenti. Ha un nome che non mi entusiasma (Saint Branchs), ed ho deciso di cambiarlo, senza preoccuparmi delle superstizioni marinare. Il nome l'avevo pensato da tempo, nel corso della traversata dell'Oceano Indiano: FSM, un acronimo che mi piace molto perché polisemico, con alcuni significati che sento molto miei, e con la possibilità per ciascuno di trovarne altri.

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I viaggi

Man mano, aggiungerò qui quel che faremo insieme.

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